My busker experience

Ovvero quando l’arte in strada ha lati positivi, ma purtroppo non solo…

So che non sono solita scrivere qui ma, lo ammetto, un po’ sono irrimediabilmente pigra ad aggiornare tutto ciò che riguarda l’aspetto social, e un po’ perché sono stati mesi davvero impegnativi sotto tanti punti di vista.
Ovviamente, in tutto questo incredibile trambusto di vita e di lavoro, non ho mai smesso di fare musica.

Oggi vorrei raccontarti delle mie esperienze come artista di strada. Infatti, come sai, a volte mi capita di esibirmi in strada anche se nel periodo estivo ho dovuto un po’ abbandonare questa attività per via del lavoro che mi ha totalmente assorbita, ma ho subito ripreso in autunno/inverno.

Dove mi sono esibita e perché

Inizialmente ho deciso di non allontanarmi troppo da dove vivo perché ancora dovevo capire bene il funzionamento dell’arte in strada, così i primi comuni a cui mi sono rivolta sono stati Bergamo, Iseo e Monza. Inizialmente avevo pensato anche a Milano, ma con il tempo ho capito che il gioco non valeva la candela, il sistema è troppo complicato e le prenotazioni hanno tempi troppo lunghi.

A Monza in particolare mi sono esibita molto spesso perché ho sempre trovato un bellissimo pubblico e perché, nonostante alcuni screzi con l’ufficio che rilascia i permessi, mi sono sempre trovata bene anche dal punto di vista burocratico.
Trovo molto comodo e intelligente il fatto che si possa prenotare una postazione in un certo giorno e ad un certo orario, così si è sicuri di non fare un viaggio a vuoto con il rischio di trovare la postazione occupata cosa che invece è successo spesso a Bergamo.

L’arte in strada, alcune regole di base

Per farti capire bene tutto ciò che ti racconterò dopo, è necessario che io faccia una piccola premessa raccontandoti di come funzionano le regole di base dell’arte in strada.

Partiamo dal fatto che ogni comune è a se stante, ovvero ogni singolo comune ha (o, più spesso, non ha) un regolamento che disciplina, tra le altre cose, l’arte in strada.
Ci sono delle regole di base comuni a tutti i luoghi come ad esempio non occupare spazi in vicinanze di chiese o ospedali, oppure non utilizzare amplificatori troppo potenti, non arrecare disturbo negli orari di riposo ecc… ma oltre a questo ogni comune decide se avere delle postazioni predisposte per l’arte in strada, se avvalersi di un sistema di prenotazione delle postazioni oppure se lasciare tutto al caso, e più spesso, all’anarchia.

Detto questo, io sono sempre stata molto precisa nel rispettare i vari regolamenti comunali e, a parte qualche persona sgradevole, non ho mai avuto problemi, fino ad un paio di settimane fa.

Prima di parlarti di ciò che è successo di recente, però vorrei raccontarti cosa invece è successo prima, cosa è veramente bello nell’arte in strada e cosa, purtroppo, non lo è.

Busking, pro e contro

Esibirsi in strada significa mettersi in gioco e, in un certo senso, mettersi a nudo davanti a tutti. Il pubblico della strada può essere fantastico, ma anche spietato.

Nella mia piccola esperienza posso dire di aver incontrato tante bellissime persone, c’è stato un negoziante a Bergamo che, sentendomi cantare al freddo, mi ha offerto una tisana calda invitandomi a tornare, per me avrebbe lasciato la porta aperta!
Un’altra volta, sempre a Bergamo, le commesse del negozio di fronte a dove cantavo si sono messe a ballare e cantare.
Più di una volta è capitato che le persone si fermassero per molto tempo ad ascoltarmi e che poi, riuscendo a trovare la mia pagina Facebook, mi scrivessero per ringraziarmi di aver allietato la loro giornata.

Insomma, di cose belle ne sono successe tante e cancellano sicuramente quelle brutte.
Sì perché è anche successo che delle persone venissero a lamentarsi perché, secondo loro, la mia musica dava fastidio nonostante io sia sempre molto attenta ai volumi e, come sai, canto principalmente Jazz che non può di certo essere paragonato al rock o il Metal come “rumorosità”, o no?
Ma, come dicevo, non importa perché alla fine le persone che restano ad ascoltarmi con il sorriso ripagano ogni momento buio.

Fatte queste premesse è ora di arrivare al succo della storia, cosa è successo un paio di settimane fa a Monza?

Cosa è successo a Monza?

Monza è sempre stato la mia città preferita in cui esibirmi perché il fatto di poter prenotare la postazione mi rendeva tranquilla, sapevo che arrivavo e quel posto era mio, senza bisogno di fare la guerra con altri artisti di strada.

Non conoscendo la città inizialmente ho provato varie postazioni per vedere quale fosse la migliore, alla fine ho capito che la migliore era quella che il comune di Monza, nel suo regolamento, chiama Largo IV Novembre/Arengario.

C’è da precisare che il comune di Monza, quando rilascia il permesso per esibirsi, allega anche una sorta di mappa per far capire meglio quale sia la postazione corretta. Beh, in questo caso la mappa era tutt’altro che chiara ed infatti la prima volta ho passato almeno mezzora a capire dove fosse esattamente.
Credevo di aver individuato il punto giusto e l’ho creduto fino a due settimane fa, appunto.

Per tutti questi mesi mi sono esibita di fronte all’Arengario di Monza, in direzione Via Italia perché dalla mappa, decisamente non chiara, così sembrava. Più e più volte è passata la pattuglia di polizia senza che mi dicesse nulla e così io ho sempre creduto di essere nel giusto.

Come dicevo Monza è sempre stata un’ottima piazza, molte persone tornavano per ascoltarmi, tanti si sono fermati per i complimenti e mi sono sempre trovata bene, se ti ricordi un giornalista del giornale di Monza ha pure scritto un articolo!

I primi di febbraio mi sono esibita a Monza insieme al mio chitarrista Franco Presti che era venuto in visita dalla Sicilia. Insieme abbiamo lavorato la sera prima in un locale e poi la domenica abbiamo deciso di suonare per strada.
Ovviamene avevo chiesto i permessi per tempo e così mi sono recata nella mia solita postazione dove abbiamo suonato per circa un’ora e mezzo fino a quando è arrivata la pattuglia della polizia locale a chiedermi i permessi.
Esibisco tutti i permessi e mi dicono che sono venuti su segnalazione e che la postazione non è quella corretta.
Dico loro che ho sempre cantato in quella postazione, che nessuno mi aveva mai detto nulla e mostro loro anche la mappa allegata al permesso. La polizia stessa ha ammesso che la mappa è poco chiara, specialmente per chi, come me, viene da fuori.
Sono stati davvero molto gentili, devo ammetterlo. Alla fine mi hanno detto che la segnalazione è arrivata proprio dalla persona che concede i permessi e che, evidentemente, si trovava a passare di lì.
La polizia mi ha detto che solitamente loro non si perdono a fermare gli artisti di strada se non per validi motivi ovvero se arrecano davvero disturbo oppure si posizionano dove magari reca fastidio al passaggio. Insomma, la polizia locale di Monza mi ha chiaramente detto che, se fosse stato per loro, non si sarebbero scomodati per interrompere una cosa bella come la musica in strada. Loro stessi mi hanno detto che l’arte in strada è un valore aggiunto alla città, quindi perché mettere i bastoni tra le ruote?
Ma evidentemente c’è qualcuno che non la pensa così e loro sono dovuti intervenire.
Mi avrebbero dovuto fare una multa per aver occupato una postazione sbagliata, ma non l’hanno fatto perché hanno ammesso che la mappa non era chiara.

Abbiamo dovuto smettere di suonare, ma siamo rimasti felicemente colpiti dalla gentilezza della polizia locale e dalla solidarietà di molte persone che si sono avvicinate chiedendoci se ci fossero problemi e pregando la polizia di non multarci e non mandarci via.
Pensavo che la questione fosse finita lì, ho capito che la postazione non era quella e sapevo che avrei semplicemente cambiato postazione.

Ma la storia purtroppo non è finita qui: la persona che rilascia i permessi voleva evidentemente sottolineare il suo potere e la sua supremazia mandandomi un’email che ho trovato non solo arrogante, ma anche offensiva.
Il contenuto dell’email riguardava non solo il fatto che io avessi occupato una postazione non corretta, ma anche il fatto che per suonare accompagnata da qualcuno avrei dovuto compilare un altro modulo (di cui non sapevo nulla) e, ciliegina sulla torta, mi si accusava pure del fatto che nella mia performance facevo uso di animali!
Ecco, questa è stata la vera offesa: ho semplicemente portato il mio cane a cantare con me perché sapevo che sarei rimasta fuori per molte ore e perché nessuno avrebbe potuto badare a lui. L’ho quindi portato con me, pensando che non ci fosse nulla di male (e infatti che male c’è?), lui si è tranquillamente messo a sonnecchiare mentre io cantavo.
Ci tengo a precisare che il cane era dalla parte opposta alla cassa la quale era rivolta verso l’esterno, quindi a lui non è mai arrivato il suono diretto. Oltretutto la mia cassa è piccola, non ha chissà quale potenza.
Ci tengo anche a precisare che Jack, il mio cane, è estremamente tranquillo ed educato e perciò più che sonnecchiare o guardarsi intorno non ha fatto.
Passi tutto il resto, che ritengo comunque ridicolo, ma il fatto che la signora ci abbia tenuto a sottolineare il fatto che, secondo lei, io abbia “utilizzato” il mio cane è oltremodo offensivo.

Come è finita la storia?
Semplice, ho deciso che a Monza non andrò più e ho risposto a tono all’email di cui sopra chiedendo esattamente dove, secondo loro, avrei “utilizzato” il mio cane.
Ah, in tutto questo la polizia locale del cane non ha detto nulla se non “oh ma quanto è bello ed educato”. Non hanno detto niente riguardo la presunta occupazione del suolo pubblico, niente riguardo il presunto impiego di animali durante la performance.
Mi dispiace per tutti i monzesi che con piacere mi ascoltavano, ma dopo questa offesa non mi sento più di avere a che fare con questa burocrazia che tiene a sottolineare il suo potere anche quando sarebbe del tutto superfluo.

Ho sempre rispettato le regole, SEMPRE! E quelli che rispettano le regole in Italia sono trattati così, ecco cosa mi ha insegnato questa esperienza.

Considerazioni finali

Non nego che sono rimasta molto male dopo questa email, la rabbia è stata subito sostituita dalla frustrazione perché più una persona cerca di fare le cose per bene e più viene presa di mira.

L’arte in strada è un valore aggiunto alla città, ricordiamolo sempre. Forse sarebbe ora che gli artisti di strada fossero visti con un occhio di riguardo perché altro non fanno che portare bellezza, qualsiasi sia la loro arte.
L’arte in strada è uno spettacolo del tutto gratuito, nessuno chiede niente, chi vuole può lasciare una libera offerta oppure semplicemente tirare dritto. L’artista di strada spesso e volentieri vive di questo ed è giusto trattarlo con rispetto, specialmente se lui stesso rispetta le regole.

I cittadini di Monza sono stati gentili con me, la polizia locale pure, ma il comune e, nel dettaglio, l’ufficio della polizia amministrativa che rilascia i permessi, assolutamente no.
Mi dispiace, non porterò più la mia arte tra le vie di Monza. Molto probabilmente non importerà quasi a nessuno, ma è comunque un pezzo di bellezza gratuita che se ne va.